Da dove deriva la lingua coreana?
La Corea è sempre stata teatro di numerose invasioni e battaglie. Qui si sono amalgamati popoli e culture diverse. Pur avendo una lingua propria, per moltissimi secoli la Corea utilizzò la scrittura cinese. Questa veniva vista come un elemento nobile, d’élite, per pochi. I funzionari-letterari assumevano quindi un valore importante. Questo finché nel 1433 Sejong il Grande, re della dinastia Chosŏn (1392, 1910), con l’intenzione di espandere la scrittura a tutto il popolo creò con i suoi studiosi l’alfabeto coreano. L’han’gŭl (한글) andò a sostituire il sistema di scrittura cinese e diresse il paese ad una nuova era di alfabetismo.
L’alfabeto fu dunque un’invenzione tarda. Abbiamo detto che precedentemente si utilizzavano i caratteri cinesi pur scrivendo in coreano. Ma quindi, da dove deriva la lingua parlata coreana?
Non c’è ancora una risposta certa a questa domanda. Vi sono però molte teorie sulle origini della lingua coreana.
Perché?
L’epoca da analizzare è molto antica da non portare con sé né fonti scritte né artefatti tangibili e databili accuratamente.
Per questo motivo tutte le ipotesi ricostruttive si fondano su studi comparatistici. Si analizzano diversi termini e vengono comparati con quelli di altre lingue, notando somiglianze e variazioni. Tutto ciò permette di definire gradi di parentela tra i diversi idiomi.




Ipotesi genetica
Tramite questi studi si è arrivati ad ipotizzare quattro filoni di lingue che potrebbero aver dato i natali al coreano moderno.
- Ipotesi lingue altaiche
- Ipotesi coreano e giapponese imparentate
- Gruppo macro altaico
- Coreano imparentato con lingue dravidiche

Ipotesi lingue altaiche
Le lingue altaiche si sono sviluppate sui monti Altai e poi si sono divise spostandosi verso ovest col turco e verso est con mongolo, mancese, coreano e forse anche giapponese.
Trattasi dunque di tre gruppi diversificati.
- Turco: regioni verso l’Eurasia
- Mongolo: centro-est (nord Cina ed est)
- Tunguso
Queste lingue condividono alcuni elementi della fonologia, morfologia e sintassi. Principalmente:
- Armonia vocalica
- Verbo a fine frase
- Agglutinazione (mettere assieme senza presenza di una trasformazione)
La posizione del verbo alla fine della frase è un elemento importante che distingue il coreano dal cinese ed aiuta ad escludere così ulteriori ipotesi. L’origine comune è incerta: son pur sempre tre gruppi molto diversi e disposti su una vasta area.
Molte somiglianze lessicali, inoltre, potrebbero essere in realtà dei prestiti lessicali dovuti ai molti contatti per ragioni commerciali tra i paesi.
Tuttavia molti studiosi sono fiduciosi riguardo i risultati finora ottenuti dalle ricerche comparate con le lingue altaiche.
I due metodi di giustificazione dell’ipotesi Altaica
Il metodo comparativo di G. J. Ramstedt ha presentato per primo nel 1928 un’argomentazione plausibile per giustificare l’ipotesi Altaica. Dopo la pubblicazione di Studies in Korean Etimology (1949), nel 1950 l’ipotesi Altaica ha successo presso gli altaici ma soprattutto presso i coreani. Gli studi si concentrano sul tentativo di stabilire regolari corrispondenze di suoni tra parole e morfemi del coreano ed alcuni altaici. Ciò porta a comparazioni di parole molto simili, tuttavia non ritenute sufficientemente sistematiche dai sostenitori delle altre ipotesi.
Nicholas N. Poppe, importante linguista russo, studia e presenta un sistema proto-Altaico di vocali e consonanti (1960) basato sull’armonia e corrispondenza vocalica. La corrispondenza consonantica invece è studiata principalmente per le consonanti ad inizio parola. Analizzando il Middle-Early Korean viene ipotizzato che anche l’Earlier Korean avesse un sistema di armonia vocalica simile.
A sostegno di questa tesi si aggrega Antoine Meillet con il suo metodo per elementi morfologici. Meillet fu colui che introdusse il concetto di “fait particulier” o particolarismo, per provare queste relazioni ipotizzate. Invece di agire sulla compilazione di una lista di corrispettivi suoni, ci si focalizzava sull’azione di rintracciare specifici elementi morfologici comuni fra le lingue in questione.
Metodo per elementi morfologici
Il metodo per elementi morfologici è incentrato su elementi comuni nella struttura delle diverse lingue.
Per quanto riguarda il Middle Korean, il verbo presenta:
- L’uso di 3 terminazioni verbali (molto simili a quelle altaiche) per formare nomi e modificatori
- Usati anche per la nominalizzazione di predicati (ugual funzione anche nel mongolo)
- Terminazione –(o/u) nel Middle Korean è invece usato per congetture riguardo il futuro. Ciò corrisponde alla simile terminazione presente nel turco.
Si pensa a casi di prestiti culturali da parte dei Manchu alla Corea. I Manchu sono uno degli ultimi popoli Altaici che conquistarono Cina e Corea, probabilmente discendenti dei Jurchen.
Ipotesi parentela Giapponese e Coreano
Trattasi di un’ipotesi precedente a quella Altaica ma studiata e portata avanti da molti studiosi. Questa, tra le varie teorie sulle origini della lingua coreana, è molto apprezzata dai giapponesi stessi (sin prima dell’epoca coloniale). I coreani, invece, preferiscono seguire l’ipotesi altaica o quella macro altaica.
La teoria ed i suoi studiosi giapponesi
Abbiamo detto che questa teoria è stata molto seguita, particolarmente dagli studiosi giapponesi. Vediamo alcuni tra i più famosi.
Arai Hakuseki (1657 –1725) studioso confuciano/ samurai scrittore di testi storico-geografici sul Giappone. Colui che ha notato varie somiglianze fra lingua giapponese e coreana. [epoca pre-ipotesi ufficiale]
Fuji Teikan ha ipotizzato (1781) una fonte comune tra le due lingue.
William George Aston (1841 -1911) ha portato avanti queste teorie di comparazione, limitate però da una superficiale conoscenza della lingua coreana in confronto a quella giapponese. È lui a porre ufficialmente inizio a questa ricerca. Le fonti principalmente usate erano manoscritti preparati da interpreti giapponesi che avevano risieduto in Corea.
Dall’approccio di Aston, molti studiosi giapponesi hanno portato avanti questa teoria, in particolare Kanazawa Shozaburo (1872-1967) che sosteneva tra il 1910-29 (epoca coloniale) che il coreano e la lingua ryukyuan fossero derivate dal giapponese. All’epoca, ciò ha incrementato l’idea di assimilazione che i giapponesi stavano imponendo con l’invasione in Corea.
La teoria vista dagli studiosi occidentali
A sostegno di questa teoria ci sono anche molti storici studiosi occidentali.
Samuel Martin nel 1966 ha elencato 265 paia lessicali (parole giapponesi e coreane che riteneva etimologicamente collegate) e identificato corrispondenze fonologiche tra fonemi da questi compresi. Infine è realizzatore di una classifica di questi paia lessicali in tre categorie.
Le 265 coppie lessicali di Martin hanno ricevuto molte critiche e giudizi negativi. Ritenute inaccettabili. Nonostante ciò, le sue ricerche sono la base per tutti gli altri lavori di comparazione giapponese-coreano.
Ray Andrew Miller ha pubblicato nel 1971 i suoi studi riguardo la teoria altaica centralizzato sul Giapponese. Da quel momento le ricerche sulle origini della lingua coreana si sono ampliate in una sfera di tipo Macro-Altaico.
Ipotesi macro altaica
In Occidente la propensione per l’idea di relazioni fra giapponese e coreano è sempre iniziata dallo studio sul giapponese. Numerosi studiosi e attivi ‘’nipponisti‘’ si sono subito interessati alla Corea e hanno perseguito studi riguardanti una possibile teoria macro-altaica che si fondava sul collegamento fra giapponese, coreano e una vasta serie di lingue appartenenti alla famiglia altaica. Trattasi dunque di una sorta di evoluzione degli studi che volevano porre come primo parente stretto al coreano il giapponese.
Ipotesi collegamento con lingue dravidiche
Nonostante sia la teoria forse meno conosciuta, quella del collegamento tra coreano e lingue dravidiche è stata altrettanto apprezzata.
Dal periodo post-bellico gli studiosi giapponesi hanno ipotizzato relazioni del giapponese non solo col coreano o le lingue altaiche, ma anche con quelle austronesiane, dravidiche, tibetane. L’ipotesi della parentela del coreano con le lingue dravidiche risale al 1984 ed è stato un evento importante poiché ha portato alla rivalutazione di tutte le altre ipotesi.
Morgan E. Clippinger ha presentato 408 coppie lessicali che pensava fossero la chiave per un collegamento fra coreano e lingue dravidiche. Da queste parole ha poi trovato delle corrispondenze fonologiche.
Già agli inizi del 1900 il missionario Hulbert aveva avuto la stessa idea, anche se meno dettagliata e precisa. Ono Susumu invece ha portato all’inizio di un’ipotesi altrettanto importante: la possibilità che sia giapponese sia coreano fossero collegate alla lingua Tamil. Teoria ben presto abbandonata.
In realtà, già i missionari francesi in Corea avevano notato le somiglianze fra Tamil e Coreano e l’ipotesi presentata da Ono Susumu è stata ben presto rivalutata dal professore della Seoul National University, Ki-Moon Lee.
Secondo Homer B. Hulbert inoltre, molti nomi delle antiche colonie del sud della penisola coreana erano parole Dravidiche.
Susumu Ōno e Homer B. Hulbert hanno proposto l’idea che i primi popoli Tamil fossero migrati nella penisola coreana. Clippinger poi ha presentato 408 elementi linguistici affini e circa 60 paia di corrispondenze fonologiche, notando come alcuni di questi elementi fossero più simili di altri. Ciò lo ha indirizzato a ipotizzare una connessione generica che è stata, a sua idea, rinforzata da una migrazione più tarda. Questa teoria è stato ripresa dall’University of Hawaii.
Principali elementi in comune tra coreano e tamil:
- Sia coreano che tamil sono lingue agglutinanti
- Entrambe seguono lo schema SOV (soggetto + oggetto + verbo)
- Sostantivi e aggettivi seguono la stessa sintassi
- Presenza di particelle post poste
- I modificatori precedono sempre le parole modificate
Lo studioso Kyugsoo Kim ha ribadito 500 parole in tamil e coreano che condividevano lo stesso significato e pronuncia. Per esempio ‘Nal‘ (giorno) resta sempre ‘Nal‘ anche in coreano.
Altri esempi:
Na/Nanŭn (io) si presenta in tamil come Nān/Nānu
Nega (tu) à Nī/Ninga
Appa di padre resta Appā
ŏmma/Ajumŏni (madre) diventa Ammā/Amuni
Ŏnni e Nuna sono Aṇṇi e Nungai
Recenti ricerche hanno scoperto anche delle somiglianze culturali come vecchi giochi che praticavano i bambini o tradizioni quali : alla nascita di un figlio, scacciare gli spiriti maligni appendendo dei peperoncini verdi sulla porta di casa. Non necessarie però, per la verifica di questa teoria.
La mancanza di un numero statisticamente significativo di corrispondenze, la mancanza di collegamenti antropologici e genetici e il fatto che entrambe le aree fossero geograficamente isolate va a formare una di quelle che sono le maggiori critiche di questa teoria.
Influenze Cinesi?
Molti studi ed ipotesi si sono avviati anche sulla scia della gran percentuale di lessico coreano definita di origine sino-coreana. Le due lingue presentano somiglianze e corrispondenze fonologiche ma ciò non significa affatto che coreano e cinese siano lingue imparentate. Il cinese infatti appartiene alle lingue sinitiche, mentre il coreano no.
Come precedentemente visto, inoltre, l’ordine della frase non corrisponde: il coreano presenta il verbo alla fine a differenza del cinese.
Non è semplice definire con certezza da quale gruppo linguistico il coreano derivi e soprattutto quante influenze (e di che tipo) siano presenti al suo interno. La penisola coreana in passato è stato un paese multiculturale che ha subito diverse invasioni, con fitti contatti con i paesi vicini e con commerci e battaglie con molti paesi dell’Asia.
Le fonti scritte di origine coreana sono arrivate molto tardi e spesso fuse con miti. Ci si affida infatti a fonti cinesi e dunque non ‘dirette’. Ciò può comportare la modifica od omissione di alcune informazioni.
Lo stesso problema però, può pervenire anche per le fonti coreane: esse sono state spesso influenzate da chi deteneva il potere (colui che scriveva doveva rendere omaggio al sovrano).
Le fonti cinesi presentano la loro ricerca etnografica sulla Corea e mettono in evidenza una divisione delle lingue del territorio coreano in 3 gruppi.

Ricordiamo, inoltre, che quando le truppe Han sono arrivate nella penisola, hanno portato con sé una lingua scritta ormai già formata ed ancora corrispondente a quella parlata.
Alcuni studiosi però ipotizzano la presenza di già una scrittura coreana prima dell’arrivo di queste commanderie. Si tratta solamente di un’ipotesi, non vi sono alcune testimonianze a riguardo.
Fonti e approfondimenti
Middle- Early Korean: il coreano che va dal decimo al sedicesimo secolo viene identificato come “Middle Korean”. Esso è inoltre suddiviso in Early-Middle Korean (periodo Koryŏ 918-1392) e Late-Middle Korean (primi due secoli del periodo Chosŏn). Questa divisione non indica evidenti distinzioni linguistiche bensì politiche e culturali. Il primo non porta con sé quasi nessuna testimonianza scritta, mentre del secondo abbiamo svariate trascrizioni in alfabeto.
A History of the Korean Language, Ki-Moon Lee, S. Robert Ramsey
Fonti: A History of the Korean Language, Ki-Moon Lee, S. Robert Ramsey, Cambridge University Press, 2011
https://en.wikipedia.org/wiki/Nicholas_Poppe
https://en.wikipedia.org/wiki/Middle_Korean
Il sistema di romanizzazione utilizzato è quello McCune-Reischauer